Ripulire gli oceani è possibile, grazie all'inventore diciannovenne Boyan Slat. July 13 2014

Per realizzare questo progetto è stato necessario reclutare persone disponibili a collaborare: ingegneri, oceanografi, esperti di diritto della navigazione e altre discipline. Il tutto è stato possibile attraverso un progetto di crowdfunding (reperimento di fondi da parte di enti e persone privati). Ha raccolto oltre un milione di dollari in 40 giorni e viaggia spedito verso l’obiettivo prefissato: due milioni di dollari in 100 giorni. L’artefice dell’impresa si chiama Boyan Slat, un diciannovenne olandese che studia ingegneria aerospaziale e con un grande amore per il mare. La sua “missione” è riuscire a ripulire gli oceani dalle tonnellate di plastica che li soffocano, tramite la sua invenzione che come uno “spazzino dei mari” convoglia i rifiuti sfruttando le correnti, plastica in primis. Da qui parte la campagna di raccolta fondi per testare la tecnologia su vasta scala e avviare nel giro di tre/quattro anni il primo progetto pilota, che intende “attaccare” la Great Pacific Garbage Patch, la mega-area di immondizia nel Pacifico fra le Hawaii e la California. L’invenzione, presentata nel 2012 quando Boyan aveva 17 anni, è stata testata nelle Azzorre e supportata da un recente studio di fattibilità a cui ha lavorato una squadra di esperti internazionali in ingegneria, oceanografia, ecologia, diritto marittimo, finanza e riciclo dei rifiuti. Il risultato è promettente: l’idea pare sia fattibile e potrebbe rimuovere in dieci anni quasi la metà della plastica dalla gigantesca Great Pacific Garbage Patch, oltre ad essere 33 volte meno costosa dei metodi convenzionali di pulizia. Il crowdfunding sembra premiare le idee ambiziose e quella di Boyan Slat non fa eccezione. Il suo “spazzino dei mari” si chiama Toc: funziona impiegando delle barriere galleggianti, simili a quelle usate per arginare le perdite di petrolio, che catturano i rifiuti in acqua senza arare i fondali e disturbare i pesci. L’immondizia viene convogliata in un impianto, che tritura i rifiuti prima che vengano recuperati in un container. Il sistema non può catturare micro-plastiche, le più dannose per gli animali e tutta la catena alimentare, perché troppo piccole, ma la grande massa di macro-plastica da cui queste hanno origine sì. Quindi «Toc potrebbe prevenire un aumento di venti volte della diffusione delle microplastiche» ha twittato Boyan pochi giorni fa. La raccolta fondi dell’impresa, che si può seguire in diretta sul sito web www.theoceancleanup.com , è semplice e per tutte le tasche: si va da un contributo di quattro euro e mezzo per raccogliere fino a un chilo di plastica, passando a 23 euro per cinque chili, fino a 550 euro per 120 chili. Con una maxi-donazione di 7.400 euro poi si arrivano a catturare 1.700 chili di plastica e stacca il “biglietto” per una spedizione alla volta di una delle maxi-isole di immondizia della “Great Pacific Garbage Patch”. Già 22mila persone hanno creduto nel sogno di Boyan: per loro e per tutti quelli pronti a dare il loro sostegno, la speranza è che si trasformi in realtà.

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